Gruppo di Gorle: 40° di Fondazione

Gorle

Carissimi amici Aidini di Gorle,

per noi il 2023 è un anno importante perché festeggiamo due grandi avvenimenti: il 50° di AIDO e il 40° del nostro gruppo comunale, eventi destinati, pur in modi diversi, a conferire maggiore spinta alla nostra capacità organizzativa.

Lo spazio che il nostro giornale ci offre è un’occasione per comunicare la mission di AIDO che si caratterizza soprattutto nell’impegno per la diffusione della cultura del dono, la promozione di stili di vita sani e, per quanto di propria competenza, la raccolta di volontà consenzienti alla donazione di organi, tessuti e cellule.

La comunicazione è oggi un elemento essenziale per un’associazione come la nostra. Informare, sensibilizzare, confrontarsi, darsi un’identità e un senso di appartenenza, è il principale volano dei temi legati al dono che richiama un’Italia, quella del volontariato, che ancora resiste e in cui sono impegnati giovani e meno giovani uniti da un comune ideale che si chiama solidarietà verso chi soffre. Comunicare però significa anche riesplorare e condividere la propria storia per disegnare in modo ancor più consapevole il proprio ruolo nel presente e nel futuro.

 

Nascita di AIDO

AIDO nasce a Bergamo, all’interno dell’Oratorio del quartiere di Monterosso il 14 novembre 1971 con il nome di D.O.B. – Donatori Organi Bergamo –. Il fondatore è stato il cav. Giorgio Brumat. Friulano residente a Bergamo. Il suo lavoro di informatore farmaceutico lo portava spesso all’interno degli ospedali e proprio lì, fu colpito nel vedere i tanti adulti ragazzi e bambini che, colpiti da gravi patologie renali, dovevano, come unica speranza di vita, far ricorso, tre volte alla settimana e per tantissime ore, ad una tecnica terapeutica alquanto complessa nota con il termine di dialisi: un’azione di filtraggio e rimozione dei liquidi in eccesso e delle tossine presenti nel sangue in sostituzione dei reni i reni ormai danneggiati. 

Non c’erano, come detto, solo anziani dipendenti da queste macchine salvavita, c’erano anche giovani dell’età dei suoi due figli ed è proprio vedendo loro che Brumat si commuoveva.

Alla domanda che rivolgeva ai medici per sapere se ci fosse un’alternativa che potesse offrire a queste persone una vita normale, la risposta era sempre la stessa: solo il “trapianto”. Un termine facile da pronunciare ma difficile da mettere in atto a quei tempi. In Italia non esisteva infatti una legge e i chirurghi potevano solo fare opera di sensibilizzazione ai parenti di chi era appena morto chiedendo l’autorizzazione al prelievo della di cornea o del rene per dare la possibilità a chi era cieco di poter vedere e una speranza di vita a chi era condannato alla dialisi e poi alla morte.

Difronte a tanta sofferenza Giorgio Brumat si convinse che era necessario far qualcosa per queste persone. Una decisione di portata epocale che cambiò la sua vita e quella di tanti altri.

 

Nel 1967, la svolta. A Città del Capo Christian Barnard, un chirurgo sino ad allora sconosciuto alla gente comune, eseguì il primo trapianto di cuore. A questo, un anno dopo, ne seguì un altro altrettanto storico. Il dott. Barnard in un ospedale del Sudafrica razzista, riuscì a compiere un doppio miracolo, sociale e sanitario: trapiantò il cuore di un uomo di colore nel petto di un bianco.

 

Il successo del secondo intervento cominciò a far vacillare in parte, i pregiudizi che al tempo circolavano in Italia sui temi della morte e della donazione.  Erano anni complicati per chi invano aspettava un rene o una cornea. La speranza di una vita normale, si scontrava con l’indifferenza, la paura, le credenze e la superstizione di coloro che non pensavano minimamente alla possibilità donare alla loro morte parte del proprio corpo per salvare la vita degli altri.

Fortunatamente Giogio Brumat ebbe la fortuna di avere dalla sua parte molti medici, chirurgi e luminari che lo supportarono. La nascita del DOB successivamente inglobata da AIDO, fu indubbiamente merito suo ma anche dal supporto offerto dal volontariato e della solidarietà dei primi bergamaschi che nel quartiere popolare “Monterosso”, credettero che quel gesto di altruismo che oggi molti (anche se purtroppo non tutti) danno quasi per scontato, ma che in realtà è stato il frutto delle intuizioni geniali, e addirittura profetiche, portate avanti con la fiducia delle grandi anime, quale fu sicuramente Giorgio Brumat, che si seppe fin da subito circondare di amici fidati e preziosi.

 

Fu proprio nella parrocchia del quartiere Monterosso che Brumat tenne il suo primo discorso ai ragazzi che preparava per una recita. E tutto ebbe inizio. Ottantasette gli iscritti iniziali. ottantasette persone favorevoli a questa causa che consegnarono nelle mani sue mani i primi atti olografi.

 

In questo quartiere alla periferia di Bergamo viveva e lavorava Andrea Belotti, un panettiere speciale che di notte infornava e di giorno, in bicicletta, portava il suo pane su e giù per le strade di collina. Speciale perché era privo di un rene. Una sua scelta consapevole e coraggiosa presa per salvare la vita al suo gemello. Un atto di grande generosità: offrire il suo rene, una parte di sé, per far continuare a vivere il fratello. 

Da allora Andrea credette talmente all’idea di Brumat al punto da offrire il suo negozio di panettiere e farlo diventare la prima sede del sodalizio. Tanti volontari bergamaschi arrivarono in aiuto: regalarono scrivanie, armadi, macchine da scrivere. Fu una gara di solidarietà che non impegnò solo le persone comuni: Italcementi diede materiale da ufficio e Stipel (Telecom) stipulò con la neonata associazione un contratto agevolato. Così senza soldi poté nascere il DOB e mostrare a tutti il grande cuore dei bergamaschi, magari un po’rudi in superfice ma generosi nell’animo. 

 

La stampa si interessò alla notizia. Vennero pubblicati articoli non solo su “l’Eco di Bergamo” e sul “Giornale di Bergamo”, ma si mossero anche i colossi della stampa di allora: “Corriere della sera”, “La Notte”, “Il Giorno” e “L’Avvenire”…

La forza della comunicazione dettata dai numerosi articoli apparsi sulle varie testate giornalistiche, fece si che la notizia della nascita dell’associazione si diffondesse a macchia d’olio in tutta la provincia di Bergamo e poi su tutto il territorio nazionale con migliaia di adesioni provenienti da ogni parte d’Italia. Nata con una va­lenza provinciale, dopo essersi diffusa a livello nazionale, nel 1973 modificò denominazione e struttura da DIB in AIDO – Associazione Italiana Donatori Organi – . Era il 26 febbraio 1973, esattamente cinquant’anni fa.

Successivamente, con pazienza, Giorgio Brumat cominciò a girare l’Italia tenendo migliaia di conferenze coinvolgendo migliaia di volontari in tutte le regioni tant’è che il numero degli iscritti ad AIDO salì vertiginosamente e con lui i trapianti.

 

In questi cinquant’anni molte cose sono cambiate, tante persone hanno voluto aderire a questa grande famiglia ed è grazie alla forza, alla volontà e alla determinazione dei volontari se AIDO oggi è una delle Associazioni più diffuse sul territorio italiano 1 milione e 400 mila iscritti, tutte persone che hanno detto “Sì” senza esitare alla donazione degli organi.  

In provincia di Bergamo si contano 134 Gruppi Comunali attivi con oltre 68mila iscritti. Questo dato inorgoglisce e ci rende fieri del lavoro che tutti i volontari hanno fatto sul proprio territorio.

Ma non basta! “l’è mia asè!”, dobbiamo fare molto di più. In Italia sono circa 8mila i malati in attesa di trapianto e di questi ogni anno circa 300 muoiono perché non è si è trovato l’organo che poteva farli continuare a vivere.

 

Come si fa a diventare donatore di organi dopo la propria morte?

  • Attraverso la compilazione della domanda d’iscrizione all’AIDO
  • Attraverso DigitalAIDO (sito www.aido.it)
  • Attraverso il progetto “una scelta in comune” dove il cittadino non si iscrive all’AIDO ma da solo il consenso o il diniego alla donazione.
  • Attraverso l’Iscrizione all’ATS dove è possibile dare il consenso o il diniego alla donazione.
  • In mancanza di una esplicita dichiarazione espressa in vita, i familiari aventi diritto (il coniuge non separato o il convivente more uxorio o, in mancanza, i figli maggiori di età o, in mancanza di questi ultimi, i genitori ovvero il rappresentante legale) devono cercare di interpretare la volontà del defunto grazie alla loro conoscenza accurata della personalità dello stesso e vanno aiutati in questa scelta durante il colloquio con il medico, durante la fase di accertamento della morte. In caso di figli minori, è necessario che entrambi i genitori scelgano e decidano all’unanimità di opporsi o non opporsi al prelievo.

C’è un limite di età per donare?

Assolutamente no. Per la prima volta al mondo è stato donato, a scopo di trapianto, un organo da una persona ultracentenaria. Il prelievo, che non ha precedenti documentati in letteratura scientifica, è stato effettuato all’Ospedale San Giovanni di Dio di Firenze su una donna deceduta a 100 anni, 10 mesi e 1 giorno: il suo fegato è stato giudicato idoneo e trapiantato con successo in una persona in lista d’attesa.

 

Voglio concludere ringraziando, a nome mio e di tutto il Consiglio Provinciale di Bergamo, i fondatori del gruppo comunale, i dirigenti di oggi per questo stupendo traguardo, con la consapevolezza che continueremo insieme, con l’entusiasmo che ci distingue, ad operare per la nostra comunità in modo che si diffonda sempre più una vera e concreta cultura della donazione.

Auguri per il 40° anniversario di fondazione del Vostro Gruppo Comunale AIDO di Gorle; un traguardo molto importante.

 

La presidente
Maria Gotti

 

 

Una gradita sorpresa: visita delle presidente nazionale AIDO Flavia Petrin

«Sono a Bergamo dove posso cenare?». La telefonata della Presidente nazione di Aido Flavia Petrin ha sorpreso sia la dinamica presidente Maria Gotti che i volontari del gruppo comunale “Giuditta Antonella Beretta” di Gorle al lavoro insieme ad AVIS e Arca, per la “18a festa della solidarietà” e il loro “40° di fondazione”. Sicuramente il posto migliore per cenare era proprio lì nell’area feste. Un modo anche per gratificare i 100 volontari molti dei quali giovanissimi.

«Sono una di voi e ci diciamo ciao», ha chiarito subito Flavia Petrin – «Sono commossa nel vedere che oltre agli storici volontari dell’associazione, anche molti giovani, alla spicciolata, sono venuti a salutarmi».

Una inaspettata e gradita presenza che ha trasmesso una carica ulteriore e i valori di solidarietà di Aido hanno, per un momento, messo in secondo piano il “Tributo ai Nomadi” proposto dall’ottimo gruppo musicale.

Mario Dometti